Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 29

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Castello di Compiègne, 14 maggio 1770

Eccomi di nuovo qui, Altezza carissima. Qualche ora di sonno mi ha fatto smaltire gli effetti del vino, quelli delle salsicce ancora no.

Vi avevo detto che il Delfino non è in grado di fare una pomiciata decente, si? Dopo avere folleggiato come Puffi felici nel bosco di Compiègne il Re e le tre vecchie hanno accompagnato i due cetacei al castello, per far conoscere alla Delfina tutto il resto della famiglia reale prima, e i cortigiani di lusso poi… m’hai detto un prospero!

Il primo è stato il Conte di Provenza, una specie di panetto di burro le cui gote paiono due natiche: Ciccio è salito su una sedia per recitare alla quasi cognata la poesia di Natale, quando ha finito ha fatto un sorrisone da un orecchio all’altro tale che lei è rimasta abbastanza imbarazzata -e anch’io, figuratevi il resto della Corte-; dopo è stato il momento del giovane Conte d’Artois, che non è altro che un variopinto pappagallino col cervello di una cozza marinata; segue a ruota tutto il clan degli Orléans: il grosso grasso Ducone con il figlio Duca di Chartres e la relativa consorte (lui pare il gallo del pollaio e lei ogni volta lo guarda come se vedesse l’apparizione dell’Incoronata); il catalogo continua con il Principe di Condé, il Duca e la Duchessa di Borbone, i Principi de Conti, il Conte e Contessa de La Marche, e per finire la mia simpatia il duca Cucù di Penthièvre e sua nuora, la principessa di Lamballe: le due ragazze si devono essere piaciute molto, perché il giorno dopo hanno fatto tappa assieme a Saint-Denis per andare a trovare la suora più intrigante di Francia, la vecchia ex numero quattro, Madame Louise la dernière, in arte Madre Teresa di sant’Agostino.

La sera tutto il caravanserraglio arriva al castello della Muette, dov’era stata organizzata una grande cena di benvenuto: la Corte s’è sbizzarrita esibendo di tutto e di più, come alla fiera campionaria; c’era perfino la contessa Du Barry, quella donnina così chic, ma così chic che si fa il bidet con il profumo. Vedendola la Delfina ha chiesto chi fosse a M.me de Noailles, che per poco non s’è strozzata inghiottendosi la lingua.

– Madame, la mia imperiale mamele mi ha fatto studiare a memoria tutto l’album delle figurine “Grande festa alla Corte di Francia”, ma quella dama non c’era. Chi è? Che cosa fa? Come mai è qui? Ha il tabouret?

– Madame… koff! Koff!… cough… quella… koff… dama è la… ah-ehmm… divertitrice del Re.

– Oh, allora sarò una sua rivale perché anch’io desidero fare piacere al Re!

– Santi numi, Madame… ame… ame…

Mentre la Delfina stava facendo la prima gaffe della sua carriera, abbiamo sentito un grido, un ululato, dei guaiti perfino: erano le tre carampane che hanno fatto un colpo, sono svenute trascinandosi dietro la tovaglia e finendo stecchite a gambe all’aria. Evito accuratamente di descrivervi l’agitarsi frenetico delle loro auguste zampette perché non vorrei rivedere la colazione di stamattina, più che per rispetto verso di voi.

La contessa du Barry ha dovuto avvinghiarsi al bicchiere che le veniva strappato dallo scivolare della tovaglia:

– Varemengo ti ta morti! Varda se co le maranteghe se rabalta le ga da farme rabaltare anca l’ombra de vin!

Il Re la riprese, ma la contessa pensò bene di ribattere:

– Tutta colpa della Delfina, Paron Francia! Ma sta’ tranquillo, el proverbio dixe che “rossa de peo, matta par l’osèo”!

Il re non sembra essersela presa troppo con la Delfina, perché dopo la cena le ha fatto trovare in camera i gioielli della madre del Delfino, Maria Giuseppina di Sassonia.

Per adesso è tutto, Altezza. Vi faccio la riverenza, e voi smandruppatemi il consorte, come d’abitudine.

Smargiassa vostra

Maria Antonietta posò sconsolata la lettera di donna Sofia, e presa da un singulto di amore materno (trovato grattando molto in profondità nelle sue interiora) pensò: “Pobrecita mi niña, in che razza gabbia de locos la estoy mandando? Anche con la zoccolona a tavola!”

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