La magia del colore

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ingresso p-dQuando ho visto la mia futura casa per la prima volta ho pensato subito che avrei dovuto ridipingere le pareti, non appena ci avessi vissuto un po’ e studiato come cade la luce durante l’arco della giornata: inizialmente la zona giorno era di un vago colorino azzurro semi invisibile, e le camere avevano lo stesso effetto di colore assente, ma sul giallino crema. Per dirla chiaramente: ‘na zuppa, ‘na mezza pippa. Fino dai primi giri mi immaginavo la zona pranzo sui toni del giallo caldo, e soprattutto la parete a sud di colore arancio o giallo zucca; mi sarebbe piaciuto anche fare turchese, o verde giada, la zona conversazione, e lilla fatina la camera da letto, mentre per bagno e studio non avevo delle grandi idee né, d’altronde, la casa mi comunicava qualche cosa.
Seguendo una visione più aderente alla realtà però mi sono reso conto dopo un po’ di tempo che fare convivere il turchese (oppure il verde giada) del salotto col giallo arancio della zona cibarie sarebbe stato arduo, visto che sono i due lati della stessa sala cui pomposamente attribuisco le definizioni di “zona conversazione” e “zona pranzo”. Per ammazzare il tempo e farmi un po’ di chiaro nei pensieri passo mesi e mesi a girare per tutti i vari Brico, Leroy Merlin, Obi, Eurobrico e colorifici vari a scorrere campionari, vedere tirelle, studiare abbinamenti folli, calcolare prezzi, costi e fabbisogni. Non trascuro nemmeno tutte le varie trasmissioni di arredamento su Leonardo, dove finocchie pazze rivoltano le case altrui come fossero dei calzini e osano accostamenti cromatici e di stile ai limiti della fantascienza (alle volte qualcosa di bello salta anche fuori, ma di solito nulla di camp o di kitsch: più roba chiassosa o anglosassone che bella). Di prassi l’aratura di tutti i reparti delle librerie dedicati all’arredamento, e i numeri saltuari di riviste come “Cose di Casa” e “Casa facile” se solo vedo qualche titolo inerente ai colori o alla tinteggiatura dei muri.E perché limitarsi al solo colore? Guardiamo anche le carte da parati! Alcune sono meravigliose, passo giornate intere a fare ruma ruma nei siti dei produttori, sognando la sala invasa da macchie di ninfee che occhieggiano morbidamente da un laghetto nel quale nuotano delle coloratissimo carpe koi, oppure la camera decorata come un salone del Taj Mahal o dell’Alhambra, oppure con una volta blu con le stelle e dorate a imitazione del cielo, con i toni aranciati dell’aurora che dalla parete est arriva ad allontanare le tenebre (e già che ci siamo un pergolato di glicine in fiore affrescato sopra la testiera del letto, magari con un pavone appollaiato in cima). Dopo penso: non ho mai messo su una carta da parati, la mia manualità ha la precisione di un estetista che ti depila con la motosega, e il Paperone che è in me mi ricorda che non è il caso di fare esperimenti visti i costi dei parati di buona qualità.

Salotto-pdAlla fine prevale un filo di buonsenso, dando ad ogni vano della casa una propria uniformità, e usando solo vernici. Il giallo nelle sue diverse declinazioni è un colore ideale per la zona giorno, stimola la mente, l’armonia, la capacità di espressione, la libertà, la capacità di giudizio e così via. L’arancio è legato alla socievolezza, all’ottimismo, all’espansività, alla felicità, al calore: rimane ferma l’idea della parete sud dipinta di arancio, e dopo diversi esperimenti di colore mi butto su un giallo limone per le pareti e un color miele (o banana) per il soffitto della zona giorno, felicemente diretto anche dai consigli di un’amica.

La stessa Olda May che mi consiglia un blu per la camera da letto, al posto del color fatina che volevo perché i blu rilassano, mentre i violetti tendono a rilassare ma stimolare nel contempo l’attività mentale, pertanto è meglio usarli in un’altra stanza. La parete di fondo, a nord, era nata di un bel blu notte, ma colorando le altre di turchese mi sono accorto che faceva un po’ pena, e ho ripassato un turchese di due toni più scuro di quello delle pareti. Un po’ di fatinaggine c’è lo stesso, ho dipinto il soffitto di un tenue color malva.

Lo studio sempre in giallo, riciclando il colore del soffitto della sala (perché del maiale non si butta nulla), e facendo sempre lo stesso gioco di toni, dando alle pareti due toni in più del soffitto, e alla parete di fondo altri due toni in più. Il bagno adesso ha un soffitto verde giada, e il muro verde smeraldo.

bagno p-dLo sforzo maggiore è stato trovare il modo di farlo. Dapprima avevo pensato di chiamare un pittore, poi Paperone si è nuovamente impossessato di me e ho deciso che avrei pitturato in autarchia e in economia, forte del fatto che vedevo sempre mia sorella che ridipingeva la casa avita ogni tre per due, che da ragazzo ho dato il bianco in camera mia, e che al lavoro guardo quelli che stampano: praticamente, siccome guardavo Il tenente Colombo sono diventato un detective.

Le tinte originali erano pessime, roba che leccandomi un dito e passandolo sul muro me lo sarei trovato azzurrino vomito o giallino diarrea di lattante: e allora giù di aggrappante sui muri per evitare che il colore sotto sfarini. Non parliamo poi delle parti in cartongesso, sulle quali l’aggrappante non serve a nulla, anche passato puro invece che diluito. Correggo, serve a qualcosa: a lasciare delle patacche tremende sulle quali devi passare almeno due grasse mani di colore puro col pennello molto impregnato per coprire cotale specie di plastica liquida, per poi finire il tutto col rullo per eliminare i segnacci delle pennellate cazzone.

Altro capitolo sono stati i muri, intonacati forse coi piedi o forse al buio: in alcuni punti ho dovuto passare il gesso col frattone per livellare un po’ i buchi, in altri ho passato il raschietto per togliere le bolle della vecchia vernice che al tatto sembrava mista a sabbia; se volessi essere pignolo dovrei rifare tutti gli intonaci, così risolverei anche il problema del cartongesso sifolino, ma per ora va bene così.

camera p-dNelle camere ho il tetto mansardato (credo che la casa fosse un vecchio fienile, tempo fa), nel punto di massima altezza viaggia oltre i quattro metri, e a me vengon le vertigini se cambio la lampadina in bagno, col soffitto di due metri e trenta o via di lì. Che fare? A pennello è fuori questione, diamoci di rullo che è meglio, va’: e qui devo dire grazie al vecchio Trentanni Malmessi, che mi ha dato il suo rullo che era più grosso e peloso del mio, l’ideale per pareti molto ruvide.

Il tempo è stato il dettaglio più doloroso e dolente. Ho iniziato in estate (lavorando solo durante la settimana con le belle giornate lunghe) approfittando delle volte in cui avevo il turno mattina, e andando avanti fino alla sera; col turno di notte o di pomeriggio finivo per fare un’oretta al giorno e praticamente era più la fatica del divertimento: tra ricerca dei colori, preparazione dei fondi, mascherature di battiscopa e interruttori, spostamento dei mobili, aggrappanti, prime e seconde mani, latte da cinque chili di colore rovesciate sul parquet della camera da letto, correzioni, cazzi e mazzi ho finito lo studio e il soffitto del bagno la prima settimana di gennaio, sfruttando la settimana in cui io ero in ferie e Ale al lavoro.

Mi ci son voluti dei mesi, ma sono passato dal pensare di dovermi per forza rivolgere a qualcuno (“oddio che palle, devo trovare un pittore economico, aspetta che chiedo a quello che rappezza i muri in bottega da noi che se lavora per il Nonno caro non sarà di certo”) al dire “la casa è mia e ci sudo io” (o per citare Olda May: “metto la mia energia nella mia casa”); dal pensare che non sarei riuscito a fare il filo dritto sulle pareti in corrispondenza degli stacchi di colore neanche se li avessi delimitati col nastro per poi invece farli a mano nei punti più difficili e farli anche apprezzabilmente bene; dal dire “per i muri passi, ma per i soffitti delle camere chiedo al pittore perché non posso farcela” all’idea di noleggiare un trabattello per farlo da solo e per armarmi finalmente di pertica telescopica per allungare il manico del rullo e finire il soffitto della stanza da letto in mezza mattina, compresi i rifili fatti a mano. Mesi, insomma, per passare dall’atteggiamento del bambino che non sa che cosa fare o come farlo (e che frigna chiedendosi perché nessuno lo aiuta) a quello dell’adolescente che impara qualche cosa di nuovo -anche su sé stesso- e che gode del risultato ottenuto. Ottenuto sudando come uovo in camicia.

Sono contendo di come è cambiata la casa, mi piace molto, e sono contento di essermi passato un po’ di antiruggine mentale. Il colore aiuta, stimola, al di là di quello che sostiene la cromoterapia: lo fa anche mentre lo passi, forse posso battezzarla “arrangiati-terapia”.

Per chi passerà da casa: i peli corti che si vedono suo soffitti non sono quelli che hanno perso i pennelli (che hanno peli di almeno cinque cm), sono i capelli che ho lasciato attaccati alla pittura fresca ogni volta che davo una craniata da qualche parte.

Soprattutto: non finisce qui!
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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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