Vendetta

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Cercava qualche cosa nel buio del fetido corridoio, appena illuminato dall’innaturale luminescenza della strana muffa verdastra che proliferava sul soffitto; un gutturale “Ah!” palesò che era riuscito nel suo intento, aveva trovato la piccola leva, la spinse in basso ed una porzione di muro ruotò su sé stessa con un lugubre lamento. Si ritrovò a dover passare in una stretta apertura celata dietro ad un camino, lo stesso dove aveva attizzato tante volte il fuoco ignorando beatamente che potesse celare un qualche segreto. Le cortine dell’enorme letto a baldacchino che troneggiava nella stanza erano chiuse, tuttavia una voce assonnata biascicò una parola, quasi un richiamo, o forse l’espressione di un desiderio: “Bluette…”.
Si avvicinò cautamente, scostò un telo di broccato rosso come il sangue e la vide: sotto le lenzuola candide e leggerissime i suoi piccoli e tondi seni erano evidentissimi, poteva intravedere le punte violacee dei capezzoli, e intuiva i generosi fianchi e le cosce eburnee; la donna indossava solo una pesante e troppo chiassosa collana d’oro con incastonati dei pezzi di cristallo tagliati a marquise. Si perse a guardarla, incantato per un istante di troppo mentre sapeva che avrebbe dovuto essere altrove per non rischiare la sua vita, e non solo la sua. Forse Bianca non dormiva, o forse furono i respiri affannosi che invadevano l’alcova a svegliarla. Balbettò qualcosa: “Ah… sei qui tesoro, avevo tanta paura…”.
“È per questo che ci hai traditi?”
“Azzurro è un demonio, e Grimilde non mi dà
requie, dovevo farlo… ti prego, credimi” il tono di lei era implorante come quello di un cucciolo che chiede una carezza.
“Non vedo perché dovrei, Bianca”
“Portami via da qui, mio piccolo gnomo…”
Fu una parola sbagliata.
Piccole mani si strinsero sulla catena d’oro e la torsero una, due, tre volte finché lei non smise di provare a schiaffeggiare il suo viso inutilmente, mentre altre piccole mani le immobilizzavano il corpo e le chiudevano la bocca e il naso. Brontolo pianse lasciando la catena, poi si diresse anche lui  verso il luogo dove sapeva che l’avrebbero trovato.
Lui era cogitabondo, seduto sul trono, che osservava la sua minuscola virilità che aveva l’aspetto di una sanguisuga appena nutrita; con le mani reggeva due mele rosse splendenti davanti a capezzoli, e si chiedeva se un paio di piccoli seni come quelli gli avrebbero donato. Idea un po’ fatua, si disse: era già sufficientemente orgoglioso delle fiere cosce che amava infilare a forza in calzamaglie striminzite color del cielo, e adorava le sue fluenti chiome bionde che Madre Natura gli aveva donato ricciole e birichine.
Rimase di stucco vedendo Cucciolo apparire davanti a lui, armato di una minuscola balestra; il suo caratteraccio però gli fece ritrovare la parola:
“Che vuoi qui, nano? Sei venuto per farti dare una ripassatina?”
“Voglio darti una botta come si deve”, rispose Cucciolo scoccandogli il dardo della balestra direttamente sul piccolo membro simile ad una mignatta. Azzurro non aveva mai saputo trattare con le persone.
Sei piccole spade trafissero il suo corpo, due gli inchiodarono perfino le mele rosse al torace.
I Sette Nani avevano avuto la loro vendetta, ma non erano completamente appagati: adesso dove avrebbero mai trovato un’altra baldracca da soldati come Biancaneve?
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Informazioni su Mauretto

Cammino in un giardino tra i ricordi di altre persone, alle volte solo e alle volte no; posso incontrarne delle altre, o solo percepirne la presenza. A volte provo a raccontarlo, se lo desiderano. Maschio, adulto, gattaro, lettore accanito, pettegolo, dilettante per diletto, il tutto non necesssariamente in quest'ordine. Amo i libri, i gatti e... il resto è un mistero.

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