Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 33

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L’appartamento della novella Contessa di Provenza era al pianterreno della Reggia di Versailles, nell’angolo di sud-ovest del castello, e guardava verso il Parterre d’Eau: il bacino più prossimo alle finestre era decorato con le statue dei maggiori fiumi della Francia, come la Loira e il Loiret. Maria Giuseppina non riusciva a capire il perché di tutto quell’entusiasmo per fontane, fiumi e acqua: di geografia non sapeva un benemerito accidente (né d’altronde ne aveva bisogno alcuno), l’acqua -tanto la calda quanto la fredda- non era a suo vedere un qualche cosa degno di frequentazione, e ogni volta che vedeva una fontana le tornava alla mente quel vecchio stornello italiano:

Lo vedi, ecco Marino

la sagra c’è dell’uva

fontane che danno vino

quant’abbondanza c’è.

Non è che la Contessa di Provenza odiasse a morte l’etichetta di Corte, anzi era perfettamente conscia del proprio rango e di ciò che le era dovuto, ma semplicemente era troppo sciatta e maldestra nel suo approccio: loro due erano come delle vicine di casa che stendono il bucato ognuna sui fili dell’altra; quest’atteggiamento un po’ trasandato metteva a dura prova la pazienza delle sue dame, per non parlare del resto della corte di Versailles.

L’alta e potente dama Marie Christine Chrétienne de Rouvroy de Saint-Simon, duchessa de Valentinois, dame d’atour di Madame la Contessa di Provenza, stava vanamente cercando di convincerla a lasciarsi mettere del rouge sulle guance, ma Maria Giuseppina era riottosa; le due donne stavano battibeccando quando sopraggiunse nientemeno che il Conte di Provenza in persona.

– Eh! Mio Dio! Cosa volete che faccia con un simile strato di colore? Mi prenderanno per una maschera!

– La vostra repügnònsa è più sasgia dell’üsònsa di Corte, mia diletta spossa, ma questa üsònsa è la prinscipale, bisogna ubbidire. Lasciate fare dunque, mia bella amica, sciò mi farà molto piascere.

– In questo caso mettetemi il belletto, M.me de Valentinois: mettetene molto, così piacerò a mio marito.

– Dopo la toilette vi aspetterò nella Galerie des Glaces per una petite passesgiata, Madame, per andare a fare visita alle mie care madame szie.

– Scusate, ma perché se le vostre zie ed io abbiamo un appartamento sullo stesso piano del castello voi mi ci portate passando dal piano di sopra?

– Oh-là-là, Madame. Ma per fare un piccolo tour promossionale, la grònde galeria rònde meglio in dipinto! disse il marito, tronfio come un tacchino che vuol far credere di essere un pavone che fa la ruota, ed uscì girandosi sui tacchi.

Maria Giuseppina stava apprestandosi a raggiungere il grasso marito, mentre pensava che poteva almeno sprecarsi a portala a passeggiare nell’immenso e lussureggiantemente lussuoso parco del castello, invece che andare dalle tre carampane, i cui vestiti avevano il grosso difetto di odorare di canfora e di armadio stantìo. L’Escalier de la Reine era poco illuminato, e la Contessa di Provenza aveva scelto di non farsi seguire da un grande numero di dame per fare prima; dall’ombra sulle scale provenne un rumore, un bisbiglìo:

– Psssst!

– Come, “psssst!”?

– Psssst, Altezzuccia!

La mano di una figura, indubbiamente femminile e inconfondibilmente truzza, spuntò dalla balaustra del piano superiore facendo cenno a Maria Giuseppina di affrettarsi a salire; la persona che vide non appena arrivata al pianerottolo era un tripudio di trine e merletti, drappeggiata in un enorme abito viola decorato con fiocchi e festoni di piccole melanzane, la parrucca era disseminata di piccoli pomodorini e il tutto era maestosamente abbinato con gusto a una parure di mozzarelline e uova. Delle piume di pavone accompagnavano il tutto, un po’ ovunque fosse possibile metterne. Madame la Contessa di Provenza ebbe un tuffo al cuore rivedendo una vecchia conoscenza che avrebbe sperato di non dover più incontrare in vita sua.

– Altezzuccia, che piacere rivedervi!

– A parte il fatto che mi chiamavate così da bambina e già mi dava un fastidio canchero, contessa, vedo che il vostro stile non è cambiato negli anni; anzi, se possibile siete ancora più appariscente, più… smargiassa.

– Su, ricordatevi che ero la sola persona che vi voleva bene a Torino, e sono sempre la vostra migliore amica a Corte, anche in questa.

– Scusate, ma mi gratto…

– Problemi con i pidocchi?

– No, come anti-sfiga! Non si sa mai, con voi in giro.

– Dio, come siete acida, Altezzuccia!

– Non sarete una persona socialmente presentabile, ma almeno siete una che conosce il territorio sul quale si muove. Forse potreste essermi utile…

– Congedate il seguito, Madame.

Maria Giuseppina si voltò, facendo cenno alle sue dame di allontanarsi di quel minimo che l’Etichetta consentiva loro mentre discuteva quasi in privato con Donna Sofia.

– Di che cosa si tratta, Madame?

– Vedete, qui a palazzo c’è un po’ di confusione. Tutti mi vogliono con loro…

– Voi? Oh, roba da matti!

– Grazie tante, eh!

– Scusate, mi è scappata… d’altronde si sa che non riesco a mentire…

– Mia cognata la Delfina sembra essere una brava ragazza, mi dimostra molto attaccamento…

– Attenta, sua madre Teresona la fa spiare dal gatto con la parrucca, più di una volta ho intercettato scatole di trote farcite con i messaggi indirizzati a Vienna!

– Davvero? Ma è per caso quello che doveva sposare il Delfino mio cognato?

– Si, lui.

– Poi c’è la contessa du Barry, l’amante del Re, che mi cerca molto spesso.

– Oh, che cara ragazza. Simpaticissima, sapete?

– E infine le zie, tanto carine e tanto simpatiche che mi fanno tornare in mente la mia governante, mademoiselle de Rottervailer.

– Io lavoro per una di loro, e vi confido che meno le seguite e meglio è. Avete presente le piante carnivore? Ecco, le zanzare e le mosche sono più al sicuro quando stanno sedute su una dionea che qualcuno nelle grinfie delle vecchie.

– Mia cognata è affezionata alle zie…

– Non sa che la stanno usando come arma contro la contessa du Barry.

– … madame du Barry mi riempie di balocchi e profumi… soprattutto profumi…

– Serve anche a contrastare le vecchie, bilanciando l’influenza del peso della Delfina nel loro campo.

– … e le zie mi coccolano molto…

– Per portarvi via a madame du Barry. Quelle zittellacce non fanno mai nulla per niente, se fossi in voi starei in guardia….

– AUUUUUURGHHH!!! Tutti mi odiano!

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