Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 37

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Il conte Florimond de Mercy-Argenteau, cavaliere del Toson d’Oro e ambasciatore d’Austria in Francia, era nel suo salotto intento a sorbire una tazza di caffè nero bollente mentre, sprofondato in una poltrona davanti allo scoppiettante camino, leggeva una lettera confidenziale inviatagli dall’Imperatrice Maria Teresa.

S.M.I.R.A. Maria Teresa d’Austria al conte Florimond de Mercy-Argenteau.

Hofburg, in meinem Vienna.

Mein caro Fido,

le notizien che mi arrifano da Versailles sono preoccupanti: figlia Numero 15 non capire eine emeriten kakken di politiken, e neanche di savoir vivre, korpen di una cannoniera!

Io defe che divide Polonien, e se lei continuare su kwesta straden mi rovinaren tutta la festa: lei defe che mette kalmo Luigi XV e parla con komtesse Du Barry. Io avere nauseen all’idea, io rischia di rifederen anche ostia di prima Komunionen, ma lei defe dire frasetten a komtesse; anche frasetten da bimba-minkien, andare bene ugualen! Ma defe ke dice, mica dofere ballare tuca-tuca assieme.

Voi arrangia come può, basta che Numero 15 parlen: Teresona ordina, tutti che salta!

Voi che fa anche muofere chiappen a gatto con parrucchen, io che mi chiederen che cosa lo pago a faren: per kwello che fare lui, io afrei potuto anche mandaren solo große parrucconen di Von Kaunitz, e che Katzen!

Io fidaren di voi, Fido.

Il conte bruciò la lettera nel camino dopo averla letta: la prudenza non è mai troppo quando si è uno spione matricolato.

Poche ore dopo la Delfina Maria Antonietta aveva convocato Mercy per sottoporgli una questione della massima importanza; l’ambasciatore venne introdotto nello studio della Delfina non appena giunto a Versailles da Parigi, maledicendo una volta di più la non chalance con la quale Maria Antonietta trattava le sue povere emorroidi, sottoponendole a continui spostamenti in carrozze dondolanti. Nello studio Maria Antonietta era in compagnia del suo lettore, l’abate Mathieu-Jacques de Vermond, e di un grosso gatto che calzava una parrucca sbarazzina alla quesaco.

– Che cosa desidera Vostra Altezza Reale?

– Conte, ho ricevuto ieri sera una missiva dalla mia augusta maman, e temo di dover chiedere a voi, assieme a m. de Vermond, di illuminarmi sull’argomento, perché… ecco, leggete.

Maria Antonietta porse a Mercy la lettera dell’Imperatrice, mentre terminava la frase con un tono perplesso.

S.M.I.R.A. Maria Teresa, Imperatrice d’Austria e Regina d’Ungheria, a S.A.R. la Delfina.

Hofburg, Wien

Madame Figlia Numero Quindici,

Teresona è tanto felice di sentire che foi va d’amore e d’akkorden con Delfinen; io spera che foi raddoppia karezzen a lui e che prega. Immer prega. E che legge, immer legge. E che zumpa zumpa, immer zumpa zumpa. Legge, prega, zumpa.

Fostra posizione sarebbe molto messa meglien se foi scodellaste marmocchien: voi no che preoccupa, a kakke e pannolinen pensano i servi; foi vede fostra sorella Numero 13 a Molto Molto Lontanen è già graviden, e voi che ha ancora visite di Générale Krottendorf. Kein gutt, Numero 15.

Ein uccellonen mi afere detto che voi non parlare con komtesse Du Barry, e che Fecchie Maranteghen tengono foi distante da lei. Kon tutto -scarso- rispetten per Mesdames Tantes, komtesse è eine di amici del Re, e non sarebbe imprecisen presumere che non potrei esattamente non diren che sia o non sia kwasi parzialmente inesatten evitare di rifolgerle parolen. È possibile, più o meno, che io non respingeren ganz del tutto l’idea, che in nessun moden, con kwalunkwe dose d’incertezzen, innegabilmente voi deve o non deve che non dovrebbe probabilmente parlarlen, sempre che komtesse non sia che parla con foi o che no parla… anche se lei non parlasse quando invece parla… ciò potrebbe significaren… che voi fa contento Sua Maestà che fi vuole tanto benen, e fa contenta Teresona che non fi ha detto nulla di faren.

Auf wiedersehen numero quindici. Non foglio più riprendere kwesto discorso, che peraltro non vi ho mai fatto.

Adieu, et bonsoir.

 P. S. : voi che pensa tanto anche a pofero prinz Von Kaunitz, sua parrucca sta avendo pellagra dal dispiacere.

Il conte de Mercy-Argenteau terminò la lettura, posò il foglio su un tavolo, e chiese alla Delfina:

– Ebbene, Madame? Come posso esservi d’aiuto?

– Monsieur de Mercy… voglio essere franca: NON! HO! CAPITO! NULLA!

 Maria Antonietta era esasperata, alzava le mani al cielo come se stesse implorando chissà quale benedizione o illuminazione proveniente dall’alto.

– Madame, temo… credo… suppongo forse… che vostra Madre sostenga grossomodo all’incirca la necessità che più o meno vostra Altezza debba poter intraprendere in qualche maniera una sorta di una mezza qualche specie di approssimazione di abboccamento con madame Du Barry…

– Ma le zie non vogliono, e poi dicono che è un troione da sbarco… mi potrei compromettere, no?

– Madame, siete già sposata e quindi un marito lo avete lo stesso. Vostro nonno il Re vi vuole bene, ma se continuate così non so ancora per quanto. Vostro cognato grasso aspetta solo di fare i souliers a voi e vostro marito. Vostro cognato magro vuole solo campare di rendita. Ascoltate vostra madre, tenetevi stretto il Re finché è possibile.

– Dunque volete che io parli alla contessa?

– Eh, meoooooowwwwrrrr – irruppe spazientito il gatto con la parrucca.

– Orco si, gli fece eco l’abate Vermond.

– Madame, riprese Mercy, lo vuole vostra madre! Una frasetta banale, sia chiaro, non dovete mica farle una conferenza sulla fabbricazione delle serrature…

– E che cosa volete che possa dirle mai?

– Vediamo… fatemi pensare. Ecco: “Contessa, contessa: un pollo!”, oppure “Io non ho mai mangiato Urrà!”, o anche “La fortuna lo sai, con Melegatti è più dolce che mai!”, o “Baleno! E Lavoro meno!”, oppure “Fatti un nodo al mestolo!”…

 L’abate de Vermond si intromise gigioneggiando:
 – “Nooooo. Non esiste sporco impossibile, convincerò anche voi!”, o “Sempre più in altoooooooo!”. “Col sapor di cioccolato rende il latte prelibato”. “Su di giri con i Pavesini!”. “Con Nelsen Piatti li vuol lavare lui”. “Io ce l’ho profumato!”.

Mercy assestò una gomitata a nelle costole di Vermond e riprese ad elencare:

 – “E chi sono io, Babbo Natale?”. “Fiesta ti tenta tre volte tanto”. “Ambrogio, avrei bisogno di qualcosa di buono”. “Carmencita amore mio! Chiudi casa e vieni via!”
 Maria Antonietta suonò il campanello, un valletto accorse, e la Delfina ordinò:
 – Avvisate madame de Noailles che per l’avvenire venga tolto il vino a questi signori.

Poi, girandosi verso il conte de Mercy, gli disse:

– Farò contenta mia madre, conte. Non so come, ma credo che mi arrangerò.

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