Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 41

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Una donna sedeva a un tavolo che un candeliere illuminava fiocamente, il piano era ingombrato da una catasta di libri e da due o tre mucchi di fogli di carta scribacchiati di ogni misura, che la donna ogni tanto appallottolava con stizza e scagliava lontano, alle proprie spalle, in giro per la piccola stanza. Sulla costa di alcuni libri si potevano notare titoli curiosi, inconsueti: “Il cifrario di Cesare per dummies”, “Decripta che ti passa”, “De Furtivis Literarum Notis”, “Il premiato metodo Blaise de Vigenère”, “Manuale delle Giovani Marmotte”. La donna imprecava abbastanza spesso, e con voce sempre più stizzita: “Minkia! Smargiassa maldida, hija de un perro!”. Maria Antonietta di Spagna avrebbe voluto avere tra le mani il collo di Donna Sofia la Smargiassa, ma era fin troppo consapevole che non avrebbe potuto strangolarla che con una buona dose di fortuna perché le sue mani delicate non sarebbero riuscite a fare tutto il giro del collo della contessa.

Maria Antonia aveva una lettera della Smargiassa su un leggio, cui la principessa aveva fatto delle note a margine man mano che il suo lavoro procedeva. Finora procedeva invano. La lettera conteneva quello che a tutti poteva apparire un messaggio banale, stupido, vano e tutto sommato scortese:

Altezza Reale,

vi sarei immensamente grata se poteste far avere dei gianduiotti al mio pappagallino; inoltre vi prego di far avere a monsieur Chanel cinque tulipani blu, nove rose rosse, tre agapanti bianchi e un’orchidea nera. Sarebbe un’ottima cosa se riusciste a far avere al mio cacciatore una fornitura di bagna cauda per un anno.

Donna Sofia

– Esta puta me farà morir, cuerpo de una balena! Che razza di codice avrà usato?

Maria Antonietta era fuori dei gangheri, agguantò un altro manuale di traduzioni e fece l’ennesima prova; il risultato non era dei migliori:

Se per caso cadesse il mondo

io mi sposto un po’ più in là:

sono un cuore vagabondo

che di regole non ne ha!

Altra palla di carta lanciata furiosamente alle spalle, in direzione del caminetto; altro libro spostato da una catasta all’altra.

Finché luce d’amor

sul mondo splenderà,

finché m’è dato vivere,

a te mi legherò,

a te consacrerò la vita.

Son l’edera per te,

son l’edera legata a te

– No pienso proprio, Smargiassa arrivista! Grugnì la principessa, facendo volare un altro foglio e abbrancando un altro libro.

Sono le tagliatelle di nonna Pina,

un pieno di energia, effetto vitamina.

Mangiate calde col ragù

ti fanno il pieno per sei giorni ed anche più

– Yo devento loca… forse mi sfugge qualcosa, o ha usato un doppio cifrario. O era ‘mbriaca… ho passato la lettera nel fuoco, l’ho bagnata col succo di limone, ho passato la grafite sul retro, l’ho fatta annusare dal cane: tutto inutile. Che altro può essere? Fare… dire… fare! far avere… cinque… tulipani… chanel… Eureka!

Maria Antonietta si gettò a corpo morto a rovistare nel cumulo dei fogli che aveva cestinato, cercando qualcosa affannosamente mentre ripeteva una sconnessa frase in maniera ossessiva, quasi fosse stata una giaculatoria: “Dire… fare… baciare… lettera… testamiento…”. All’improvviso emise un guaito di sorpresa, e corse verso il caminetto con un pezzo di carta macchiato e bisunto in mano; lo avvicinò al fuoco con cautela, reggendolo con le pinze del camino. Il calore illuminò una scritta mentre la carta prendeva lentamente fuoco, ma fu leggibile per abbastanza tempo perché si potesse decifrare un messaggio secco e scarno.

Altezza Reale,

qui stanno iniziando a muoversi per cercare una moglie al Conte d’Artois: muovetevi anche voi, e in fretta. Urgenterebbe battere la Teresona.

Ossequi,

Smargiassa vostra.

– Esta puta me farà morir! Esclamò la principessa, mettendo mano a carta, penna e calamaio.

Dopo qualche giorno Maria Giuseppina ricevette dalla madre una lettera molto curiosa:

Da Racconigi, 1772.

Altezza Reale y mia cara figliola,

nessuno sa ancora che ci stiamo muovendo per candidare vostra sorella Maria Anna come partito per vostro cognato, il Conte d’Artois.

Voi non negherete certo a mamita vostra tutto l’aiuto possibile, facendo pressioni sempre dovunque e su chiunque affinché il progetto riesca.

Vero, niña?

Mamita, che vi vuole tanto bene.

Maria Giuseppina fissò la lettera incredula, pensando che la madre non avesse ben presente che lei a Corte contava meno della vecchia di spade e del pampalugo; tuttavia si munì di carta e penna, e scrisse una risposta lapidaria:

Maman,

se una mia sorella dev’essere è meglio se me la mandate cretina, che non voglio complicazioni ulteriori: voglio Maria Teresa! Non sarò più considerata la più sciocca di Versailles. E poi, anche se è più vecchia di mio cognato sarà sempre meglio del gatto con la parrucca.

Devotamente vostra,

Giupa

P. S.: Avanti Savoia!

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