Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 44

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Il vento scompigliava leggermente gli ordinati boccoli della parrucca di Maria Giuseppina mentre lei si dondolava garrula, giocando con un’altalena appesa ad un grande ippocastano nel giardino delle Tuileries. Gli uccellini cinguettavano sereni in ogni dove attorno a lei, e nulla avrebbe potuto turbare la quiete di quel momento. D’improvviso Giupa vide muoversi le fronde di un cespuglio nell’altro lato della piccola radura baciata dai raggi del sole che filtravano mollemente tra le fronde degli alberi: era lui, e sopra dei pantaloni di velluto violetto indossava solo una camicia bianca con lo jabot di pizzo, aperta e fermata solo dalla fascia azzurra dell’ordine dello Spirito Santo che portava ad armacollo. La vide, fece il gesto di allargare le braccia come per poterla circondare tutto, con un bel po’ d’impegno sia ben chiaro, e si lanciò di corsa verso di lei, con la lunga chioma fluente che gli garriva al vento come se fosse stata lo stendardo del reggimento dei Royal Dragons. Nello stesso istante lei balzò al volo dall’altalena, con il suo negligé di tela fina che il sole alle sue spalle rendeva leggermente trasparente e un po’ birichino, e si mosse velocemente verso di lui, a braccia aperte. Maria Giuseppina correva, Luigi Stanislao correva, entrambi ridevano felici mentre lo zefiro baciava i loro capelli, i rigogoli inneggiavano all’augusta coppia, e la fisarmonica di doppi menti di ciascuno di loro due applaudiva felice. Nel momento in cui lei sta per raggiungere lui, in cui sta per gettargli le braccia al collo dal viale apparve un phaëton rosa lanciato a folle velocità, guidato in maniera esperta da un grosso gatto con una parrucca. Un istante, un grido lanciato con una voce forte, il rumore di un urto, il phaëton che si allontana, la disperazione… ed un discreto russare.

– Madame, pardonnate se vi sveglio, ma stiamo arrivondo a Parisgi, disse il Conte di Provenza, dando leggermente ma educatamente di gomito nelle costole della moglie.

– Snarl…. Ronf… Quel maledetto gatto… liberate dei topi con la parrucca, e che abbiano anche piume e maschere di cristalli, che li veda bene. Non vorrei che mi rovinasse la giornata con le sue trovate.

– Madame?

– Perdonatemi Monsieur, mi devo essere assopita.

 La carrozza dorata portò la coppia al palazzo delle Tuileries, dove il governatore di Parigi, Maresciallo Duca di Cossé Brissac, attendeva le Loro Altezze Reali. Alle spalle del signor di Brissac c’erano, come indicato nel Manuale del Giovane Cortigiano al capitolo Visite ufficiali, primi ingressi e presentazioni”, il luogotenente di polizia e tutte le compagnie della città; inoltre, per l’occasione il Conte di Provenza aveva deciso di surclassare il fratello ed aveva convocato anche il prevosto della Monnaie con la sua compagnia, il rettore dell’università con tutte le facoltà al completo, la delegazione dei rosticcieri, quella dei panettieri e quella delle pescivendole capitanata dalla famosa madame Angot, donna di spirito e di tempra che divenne una favorita del Gran Turco, e un piccolo squadrone di dame lussuosamente abbigliate. Tutte le compagnie erano lì, contrariamente all’etichetta, perché il Conte di Provenza diceva che di certo lui non si sarebbe spostato per i popolani come aveva fatto suo fratello il Delfino; le dame di lusso erano lì per ingrossare le fila del seguito di Maria Giuseppina, che il marito non trova né trendy né glamour. Provenza fece un cenno a monsieur de Brissac, che si avvicinò alla Contessa di Provenza dicendole:

– Madame, consentitemi di presentarvi le dame che per oggi vi accompagneranno a visitare la città come si conviene da una Figlia di Francia e a una Principessa dell’augusta Casa di Savoia.

– Ne sono oltremodo lieta, monsieur, ma la Principessa di Savoia è rimasta al di là del Moncenisio, qui c’è solo la Figlia di Francia.

Monsieur de Brissac incassò elegantemente il non troppo velato rimbrotto, e passò alla presentazione chiamando le dame una per una affinché si avvicinassero per fare la riverenza a Maria Giuseppina.

– Madame la viscontessa de La Pépinière,

madame la baronessa de La Haute-Venue,

madame la marchesa della Farandole,

madame la baronessa de Valangoujar,

madame la marchesa de la Porte d’Orléans,

madame la viscontessa de Balard-Créteil,

madame la duchessa de Reuilly-Diderot,

madame la contessa de la Porte de Saint-Cloud,

madame la contessa de Quimper-Karadec,

madame la duchessa de Folle-Verdure,

madame la marescialla de Réaumur-Sébastopol.

Maria Giuseppina le accolse amabilmente, essendo stata educata a farlo fin da piccola, nonostante tutte le difficoltà che la sua vecchia istitutrice, mademoiselle Von Rottervailer, si fosse trovata davanti. Le rimaneva una perplessità, e chiese al marito:

– Monsieur, come mai non conosco nessuna di queste dame, e nemmeno i nomi delle loro casate? Forse non hanno incarichi a Corte?

– Madame, sono solo delle attrisci che ho ingasgiato per fare un po’ di mucchio: sapete, nel torbido si pesca meglio!

– Mi avete fatta baciare da delle duchesse a tassametro? Esclamò sconvolta.

– Che cosa volete che vi si dia per quello che pagate, Madame? Rispose Provenza impettito, mentre guardava il piccolo corteo di dame salire nelle carrozze da parata. Mentre stavano per rimontare nella loro carrozza per iniziare il giro trionfale per Parigi le disse sottovoce:

– Per farmi pardonnare questa sera vi ho organissato an spectacolo alle Tuileries che non dimanticherete, Madame.

Per tutta risposta Giupa grugnì.

La sera, una volta terminato il giro trionfale che condusse la coppia attraverso l’intera capitale, vi su come di prammatica un suntuoso banchetto al palazzo delle Tuileries, ma stavolta non sulla terrazza. Maria Giuseppina notò che questa era occupata da un grande palco, e immaginò che facesse parte della sorpresa che le aveva organizzato il marito.

Un fermento si fece udire, mormorii echeggiavano tra la folla nel giardino delle Tuileries, mentre venivano portati numerosi flambeaux per illuminare il palco, e sulla terrazza apparve una donna avvolta in una lunga mantilla nera in pizzo della Valsesia, trattenuta sull’alta crocchia da un pettine d’oro tempestato di gemme.

Firmino, l’araldo della città di Parigi levò la sua stentorea voce:

– Signori, signore, vie di mezzo… state per assistere ad uno spettacolo irripetibile. Direttamente dalla Reggia di Torino, su richiesta di Sua Altezza Reale il Conte di Provenza e dietro concessione di Sua Altezza Reale la Principessa di Piemonte, ecco a voi… Mamita y Los Nanetos Escurial!

Nel sentire l’annuncio Maria Giuseppina fu presa da un moderato coccolone.

– Mamita? Si disse, con una lacrima nostalgica che le spuntava dall’angolo dell’occhio destro.

La donna dalla lunga mantilla nera estrasse una frusta dalle pieghe della gonna, la schioccò nell’aria battendo il ritmo col piede destro, e tuonò: “Yyyyyyyyyyyyyyyyyy-Ha! Vamonos!!”. A quel grido apparvero sul palco, illuminati dalla luce dei flambeaux, sette nani che imbracciavano chitarre, ghironde, flauti, tamburelli e tiorbe. La donna li incitò:

– Paoliño! Paperiño! Martiño! Pasquiño! Pinguiño! Silviño! Zichiño! Vamonos, adelante! Carramba, olé!

Maracaibo! Balla al barracuda si ma balla nuda, za-za.

Si ma i grossi archibugi… si ma le alabarde…

era una copertura faceva il traffico d’armi con Susa…

Innamorata, si ma di Miguel,

ma Miguel non c’era, era sul Colle di Tenda da mattina a sera.

Si ma c’era Pedro, con la verde luna

L’abbracciava sulle casse, sulle casse di polvere da mina

Tornò Miguel tornò, la vide impallidì

Il cuore suo tremò, quattro colpi di pistola le sparò.

Maracaibo, mare forza nove, fuggire sì ma dove, za-za.

Il pubblico era in delirio, tutti applaudivano tanto da spellarsi le mani. Maria Giuseppina piangeva, perché conosceva benissimo quella voce ma sapeva che era impossibile, migliaia di miglia la separavano da Torino, eppure… ma come, in che maniera? Coltivò dubbi e speranze per tutto il resto del concerto, che si avviava al gran finale. La misteriosa Mamita stava introducendo l’ultimo pezzo:

– Questa canción è dedicada a Madame la Contessa di Provenza, scritta expresamente para ella a petición de su amado esposo.

Grande festa alla corte di Francia:

c’è a Versailles un’Altezza in più,

zozzi capelli e rossa la guancia,

Giupa ti chiamerai tu.

Il buon padre voleva un maschietto,

ma ahimé nascesti tu;

nella culla ti ha messo il brachetto:

Giupa, bevitelo tu

Madame Contessa di Provenza,

tutti fanno festa quando passi tu.

Madame Contessa di Provenza,

anche coi fiaschetti batterti sai tu!

Madame Contessa di Provenza,

le gran dame a corte ti invidiano perché

Madame Contessa di Provenza,

tuo marito un giorno forse sarà re.

Madame Contessa di Provenza

Madame Contessa di Prove’…

Maria Giuseppina non riuscì a trattenere un grido:

– Mamita! Mamita!

– Minkia, seguro! Rispose dal palco la cantante, nello stesso istante in cui partiva il più grande spettacolo pirotecnico cui Maria Giuseppina avesse mai assistito, ma che non vide perché troppo presa dal pensiero dei suoi affetti lontani e perduti.

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