I piaceri di Hannover, in risposta a “I piaceri di Fontainebleau”

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Chi si ricorda la lettera stercoraria di Liselotte? Dopo lunghe peregrinazioni e ricerche ardue ho trovato la risposta di Sofia di Hannover! Come al solito traduco quasi letteralmente, rispettando le punteggiature dell’epoca anche se un po’ strane.

È interessante notare che mentre la lettera di Liselotte pareva uno sfogo di nervi dettato dall’esasperazione della scomodità legate ai soggiorni a Fontainebleau, la lettera di Sofia sembra traboccare di un piacere infantile nel ripetere ossessivamente un paio di parole: cagare e merda. Tutte le frasi sono girate in modo da potervele infilare il più possibile, anche quando si potrebbero usare tranquillamente impiegare altri termini senza alterare la vis comica dello scritto, e anche quando si potrebbe benissimo evitare di ripeterle tre o quattro volte di fila; mi fa tanto pensare a quell’aneddoto della pescivendola che durante il Terrore venne portata alla polizia perché sospettata di aver detto “Viva il Re”, e lei giù a scusarsi dicendo che sapeva benissimo che non si dice “Viva il Re”, perché è illegale dire “Viva il Re”, e non si sarebbe mai sognata di dire “Viva il Re” perché era una buona cittadina che non dice “Viva il Re”, etc. Alla fine la pesciaia fece tanto ridere i poliziotti da aver salva la vita (ma non la mia memoria, perché non mi ricordo assolutamente dove l’ho letto). In ogni caso, siccome la lettera è pesantuccia anziché no, più di quella di Liselotte, avverto prima i lettori per proteggere i minori, i pudibondi ed i palati delicati. Forse l’averla scritta la vigilia di Ognissanti ha fatto scattare in Sofia qualche influenza un po’ sulfurea…

Hannover, 31 ottobre 1694

È un divertente ragionamento di merda quello che fate sul soggetto del cagare, e sembra proprio che non ne conosciate molto il piacere, poiché ignorate quello che vi è nel cagare; è la più grande delle vostre sfortune. Bisogna non aver mai cagato in vita propria, per non aver mai provato il piacere che c’è nel cagare; poiché possiamo dire che, di tutte le necessità cui ci obbliga la natura, quella di cagare è la più piacevole.

Si vedono poche persone che caghino e non trovino che il loro stronzo abbia un buon odore; la maggior parte delle malattie ci vengono per la mancanza del cagare, e i medici non ci guariscono che a forza di farci cagare, e chi meglio caga, più in fretta guarisce. Si può anche dire che si mangia solo per cagare, e allo stesso modo non si caga che per mangiare, e se la carne fa la merda, è giusto dire che la merda fa la carne, perché i maiali più delicati sono quelli che mangiano più merda. Nelle tavole più delicate la merda non è forse servita in stufato? Non si fanno degli arrosti con la merda delle beccacce, dei beccaccini, delle allodole e altri uccelli, la quale merda si serve come antipasto per risvegliare l’appetito? I sanguinacci, i salami, le salsicce, non sono degli spezzatini in dei sacchi da merda?

La terra non diventerebbe sterile se non si cagasse, non producendo tutti i cibi più necessari e più delicati che a forza di stronzi e di merda? Essendo sempre vero che chiunque possa andare a cagare nel proprio campo non va a cagare in quello altrui. Le più belle donne sono quelle che cagano meglio; quelle che non cagano sono secche e magre, e di conseguenza brutte. I begli incarnati non si tengono con cura che con dei frequenti clisteri che fanno cagare; è dunque alla merda che abbiamo l’obbligazione della bellezza. I medici non fanno le dissertazioni più dotte che sulla merda dei malati; non hanno fatto venire dalle Indie un’infinità di droghe che servono soltanto a fare della merda? La merda è anche nelle pomate o nei cosmetici più squisiti. Senza la merda delle faine, delle civette e degli altri animali non saremmo privati del più forte e del migliore degli odori? I bambini che cagano di più nelle loro fasce sono i più bianchi e paffuti. La merda entra in una quantità di rimedi e particolarmente per le scottature.

Sarete dunque d’accordo che cagare è la più bella, più utile e più piacevole cosa del mondo. Quando non cagate, vi sentite pesante, disgustata e di cattivo umore. Se cagate, diventate leggera, gaia, e di buon appetito.
Mangiare e cagare, cagare e mangiare, sono azioni che si susseguono e si succedono le une alle altre, e si può ben dire che si mangia per cagare, come non si caga che per mangiare. Voi eravate tanto di cattivo umore quando avevate tanto declamato contro il cagare; non saprei darvene ragione, sennonché sicuramente, la vostra biancheria s’è annodata con due nodi e vi siete cagata addosso. Insomma, avete preso la libertà di cagare ovunque quando la voglia ve ne prende, non avete riguardo per nessuno; il piacere che ci si procura cagando vi stuzzica così tanto che, senza riguardo per il luogo in cui vi trovate, cagate nei luoghi pubblici, cagate davanti alla porta altrui senza neanche preoccuparvi se gli possa andar bene o meno.
E, notate che questo piacere è per chi caga meno vergognoso che per chi lo vede cagare, è che in effetti la comodità ed il piacere non sono che per il cagatore.

Spero che adesso vi ricrederete dall’aver messo in cagare così in cattivo odore, e che sarete d’accordo che si preferirebbe non poter vivere quanto non poter cagare.

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