La dama con l’ombrellino

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La stanza dalle pareti azzurrine era piccola, due metri per cinque o poco più, quasi un ripostiglio, uno spogliatoio; e a onor del vero non era nemmeno una stanza vera e propria ma un vano annesso alla stanza da letto padronale, quella che aveva anche il camino (in disuso), l’armadio a muro e il bagno grande con la vasca. Dalla grande finestra con tre battenti vedevi il grande albero di fichi neri, quelli che tuo padre chiamava “le smoche” e poco più in là, oltre la recinzione, la casa dei vicini dei quali hai saputo il nome solo quando avevi già cambiato casa un’altra volta.E c’era lei, con il viso rivolto di tre quarti verso la finestra, che sembrava guardare assorta il giardino, ma sapevi benissimo che con la coda dell’occhio stava controllando che tu tenessi un atteggiamento deferente come si conviene per una persona di rango inferiore al suo cospetto. Indossava un abito azzurro con un’ampia gonna, un velo di mussola i cui lembi le ricadevano tra i gomiti e i fianchi le cingeva le spalle in un’ampia voluta; i capelli biondi erano raccolti in un’elaborata e alta acconciatura che le dava un che di maestoso di per sé: pareva un’adolescente che giocasse a far la donna vissuta. Giocasse, appunto… per quanto la sua aura cercasse di essere rigida e protocollare la sua fisionomia non ti permetteva di prendere troppo sul serio certe pretese: un po’ perché la pensavi una bambina, un po’ perché il suo aspetto di cartone animato non poteva di sicuro incutere lo stesso rispetto che chiunque avrebbe tributato a Sua Altezza Reale la Delfina Maria-Antonia-Josefa-Johanna d’Asburgo Lorena, quindicesima figlia dell’Imperatore Francesco I di Lorena e della Regina d’Ungheria e di Boemia Maria-Teresa, e sposa di Sua Altezza Reale il Delfino Luigi Augusto di Francia, nipote di Sua Maestà Luigi, quindicesimo del suo nome, Re di Francia e di Navarra. La persona che stavi squadrando poteva essere sofisticata e tridimensionale più della stessa realtà ma non potevi fare a meno di essere cosciente di avere davanti un cartone animato, lì, nella casa dove abitavi da piccolo con la tua famiglia. Perché? Per giunta era un personaggio del quale non ti è mai importato nulla, e di Lady Oscar preferivi la sigla al cartone.

– Questa stanza è fredda, ma ha una bella luce – dice lei a un certo punto, ma senza rivolgertisi direttamente.
– È il suo solo pregio, Madame.
– Credete?
– La conosco bene, dormivo proprio qui da bambino. O almeno per un po’.
– Davvero vivevate qui? È sorprendente.

Stai per ribattere “Mai come fare salotto con un cartone animato”, ma ti mordi la lingua per non essere insolente. Un’immagine ti si affaccia alla mente, è una dama con dei lunghi capelli biondo rame, indossa un abito color magnolia con un motivo di piccoli mazzolini di fiori, e si ripara dal sole con un vezzoso ombrellino in tinta con l’abito, quasi fosse stato tagliato nella stessa stoffa. I bordi sono decorati di merletto candido. La Delfina richiama la tua attenzione, ti parla con fare da birbona cospiratrice:

– Devo chiedervi un piccolo aiuto.
– Ai vostri ordini, Madame.
– Dovreste trovare il  modo di mettere questa cosa sulla punta del suo parasole.

Tu, come solo nei sogni può accadere, sai che sta parlando della dama che hai appena immaginato.

Lei, con una naturalezza estrema, tira fuori da una piega della gonna un balocco di cacca grande come un pompelmo e te lo porge. Noti che stranamente non ha alcun odore, ma lo guardi schifato lo stesso mentre lei lo ostenta sulla regal manina delicata. Con lo stomaco in leggero subbuglio, non puoi fare altro che accennare a ritrarti buttandole lì un “Madame…” costernato. Lei non gradisce molto il tuo moto schizzinoso:

– Dunque è così…
– Madame… – balbetti, perché sei troppo educato per dire “Merda” come stai pensando. “Madame” diventa una parola inflazionata, in alcune situazioni.

Lei non trova nulla di meglio da fare che intingere la punta dell’indice destro nel balocco e stamparti una virgola sul viso. Tu rimani un po’ sbigottito, ma reagisci stampando una ditata con la virgola sulla mano della Delfina. Lei te la rende. Tu rincari. E andate avanti finché non ti svegli.

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