Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 49

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Era una giornata buia e tempestosa, il lampo continuava a squarciare l’oscurità, i cavalli nitrivano spaventati, il tuono rimbombava in tutti i corridoi della reggia di Versailles, e Madame Sophie si nascondeva sotto tutti i divani che le capitavano a tiro, pregando in lingue morte da molto tempo che la tempesta passasse. La situazione nella quale si trovavano lei e le sue sorelle Adélaïde e Victoire avrebbe spaventato perfino un drappello di monatti manzoniani.

Il Delfino e la Delfina erano in una saletta da soli, Marie-Antoinette sfogliava distrattamente un libro cercando di far finta di leggere per darsi un tono, mentre suo marito rigirava una carta geografica su un tavolo provando a organizzare un percorso di caccia a Fontainebleau per i prossimi giorni. Un rumore attirò l’attenzione di entrambi.

– Madame, udite? Non è un tuono, è come…
– Pare un brontolio sordo e profondo, sembra di ascoltare in distanza un galoppare di cavalli nella foresta.
– Sembra il mormorio di una folla, ma molto più forte.
– Mi fa un po’ paura, non sembra naturale.
– Non temete, Madame. Sono qui con voi.
– Eh, mi avete detto un prospero… il rumore si avvicina.
– Che cosa sarà? Sembrano dei carri in corsa sull’acciottolato della corte.
– No, è proprio una folla.

Dei colpi si abbatterono all’improvviso sulla porta, in maniera violentemente educata; dall’esterno una voce di donna e una di uomo gridavano assieme:

– Aprite, aprite, sbrigatevi! Aprite, o andremo a cercare aiuto. Aprite, giovani sposi, o sfonderemo la porta.

La paura s’impadronì della Delfina:

– Amico mio, non aprite.
– Non temete, non temete.
– Oh cielo, la porta cede. Io muoio dal terrore.

La porte cedettero sotto i colpi e l’intero stato maggiore della Corte, capitanato dalla dama d’onore della Delfina e dal duca de Duras, Primo Gentiluomo di camera del Re in servizio, si riversò vociando all’interno.

– Che il Cielo… elo… elo… sia benedetto, arriviamo… amo… amo… in tempo.
– Che cosa vogliono da noi tutti questi qui? Sbottò il Delfino.

Madame de Noailles fece una riverenza profonda a Marie-Antoinette prima di impossessarsi dell’orlo della sua manica sinistra, altrettanto fece il duca de Duras impadronendosi però della manica destra del Delfino.

– In carrozza, in carrozza, Maestà! Presto in carrozza.
– In carrozza… ozza… ozza…, Maestà! Presto in carrozza!
– A Choisy volate di gran carriera, dovete essere velocissimi. Sua Maestà Luigi XV ha stirato le zampine, e il Re non può restare qui a prendersi il contagio.
– A Choisy volate… ate… ate… di gran carriera… era… era, dovete essere velocissimi. Sua Maestà Luigi XV ha stirato… ato… ato… le zampine, e il Re non può restare qui a prendersi il contagio.
– La Francia v’invita a non essere riottosi, non vi si può lasciar tranquilli a meno di una partenza immediata.
– La Francia… ancia… ancia… v’invita a non essere riottosi… osi… osi…, non vi si può lasciar tranquilli… illi… illi… a meno di una partenza… enza… enza… immediata.

Il Delfino aveva capito e si riscosse dallo sbigottimento, e Luigi XVI parlò:

– Miei buoni amici non dimenticate che siamo Re e Regina solo da un istante.
– Che ce ne importa? Dovete partire: bisogna andarsene o morire.
– Che il Cielo abbia pietà, siamo ancora dei bambini! Gridò Marie-Antoinette.
– Anche se siete svegli come due tombini… ini… ini… non è il momento di parlarne ora, v’insegneremo tutto… utto… utto… poi, asserì perentoria madame de Noailles.
– Allora va bene. Partiremo tutti: noi, i miei fratelli, le loro mogli e le zie.
– E sia, ma sbrigatevi e muovetevi.
– E sia, ma sbrighiamoci… oci…oci… e muoviamoci!

Luigi XVI iniziò a impartire ordini frettolosi:

– Fate uscire zia Adélaïde.
– È uscita Madame Adélaïde.
– Fate partire zia Victoire.
– È in carrozza anche Madame Victoire.
– Scovate anche mia zia Sophie!
– Madame Sophie eccola lì!
– Cercate il Conte d’Artois!
– È già scappato un’ora fa.
– Assieme alla Contessa d’Artois? Prima che il re riuscisse a chiudere la bocca scoppiò un tuono violento, i cavalli nitrirono in tutta la Grande Scuderia, e un lampo illuminò tutta la Cour de Marbre.
– Presente! Io sarebbi anche partita, se mio sposo me lo avresse detto, esclamò Maria Teresa in un francese stentato. Il nervosismo e l’isteria della folla di cortigiani proruppero in una generale risata tonitruante e lunghissima, alla quale si unirono anche il Re e la Regina. Una volta ripreso fiato, Luigi ricominciò a fare l’appello:

– Ho dimenticato il nuovo Monsieur e la nuova Madame.
– I nuovi Monsieur e Madame hanno già la valigia in mano.

All’improvviso esplose un carillon di tuoni che sconvolse il gruppo; stranamente si udì nello stesso tempo un risuonare di corni da caccia accompagnato da un latrare di cani, e un profumo di acqua di lavanda e fiori d’arancio invase pesantemente la stanza: in un baluginare di lampi, di fumo di polvere da sparo e una nuvola di cipria apparvero due figure semi-evanescenti. Una grossa donna corpulenta in abito da caccia, con una parrucca maschile tutta sospinta di traverso, e un uomo dalla parrucca corvina, che compensava la sua piccola statura con delle zeppe trampolate, sommerso sotto una profusione di fiocchi e di gioielli.

– Eine nuofa Madame? Io defo federla!

Marie-Antoinette si sentì venire meno vedendo gli spettri, ma ebbe la forza di dire:

– Perdonate, ma vedo una vaga rassomiglianza, Madame, con i quadri sopra la porta dell’Oeil-de-Boeuf… sareste per caso…?
– Ma come, “vaga”? Io sono la tua bisnonna! Gridarono i due spettri in coro, poi lo spettro coi fiocchi si corresse al volo: “No… sono tuo bisnonno, la bisavola è lei… tra di noi mi confondo sempre, deformazione professionale”.
– Fi l’horrerur… esalò Marie-Antoinette.
– Ah, Madame! Guardate la nipote di vostra figlia come manca all’etichetta! Signori, il rispetto se ne va! Protestò lo spettro di Monsieur Philippe.
– Non posso che essere d’accordo con la Vostra Trapassata Altezza Reale… ale… ale… il degrado generale… ale… ale… dei costumi è tale da fare impallidire… ire… ire… quello della Reggenza, disse M.me de Naoilles.
– Madame, attenta a come parlate di mein figliolen! La redarguì lo spirito di Liselotte.
– Dunque voi sareste gli spiriti del fratello di Luigi XIV e di sua moglie? Chiese Luigi XVI.
– Ja gut! Foi in effetti siete il nipote del tris-nipote di mio cognato -disse Liselotte-, e… anche il mariten della nipoten di nostra figlia.
– Madame, se è per quello è anche il nipote del figlio della figlia di mia figlia; ed è anche il cognato della nipote della sorella di suo suocero. E due volte, perfino!
– Sehr gut, ma allora è anche due volte cognato delle seconde cugine di suo nonno paterno… ach, so. Voi, laggiù nell’angoletten… quello con la faccia da orologio a cucù: ein passo avanti. Marsch! Disse Liselotte, rivolgendosi al duca de Penthiévre, che le si avvicinò abbastanza intimorito. Monsieur Philippe prese di nuovo la parola, forte della sua conoscenza delle genealogie di tutte le casate di Francia.

– Vedo mio fratello nei vostri occhi, sareste dunque…
– Ho l’onore di discendere dal Gran Re, seppure con la marca infamante del duplice adulterio.
– Argh! Ein bastardo! Il figlio della kakken di topo, del rospo di Tolosa!
– Purtroppo sì, Madame, ma ho sempre adottato un basso profilo sapendo stare al mio posto; in ogni caso ho anche l’onore di essere pronipote di vostro marito, perché fratello di mio nonno paterno.
– Vostra nuora è quella che sviene sempre? Siamo anche parenti suoi: siamo i nonni di sua zia di terzo letto; e giacché ci faccio caso, vostra moglie era la figlia del nipote della figlia di nostro figlio, quindi siamo i trisavoli della suocera della nipote del figlio di nostra figlia. Ma non trascuriamo i nostri doveri: noi siamo apparsi perché vogliamo vedere i nostri successori, i nuovi Monsieur e Madame. Dove sono?
– Stanno salendo in carrozza… ozza…. ozza…, dato che le Loro Maestà debbono raggiungerli… erli… erli… possiamo procedere attraversando gli appartamenti… enti… enti… di Mesdames Tantes, di modo che le Vostre Trapassate Altezze possano vederli dalle finestre.
– Ach, so! Tutta la Corte: fianco sinist, sinist! Avanti, marsch! Un due, un due, un due… passo! Comandò lo spirito di Liselotte.
– Madame super-nonna, da quando avete conoscenze militari? Chiese la Regina.
– Mia cara, tetesca una volta, tetesca per sempre!

Tutti si spostarono a passo di carica attraverso i muti corridoi del castello, fino ad arrivare alla parte di nord ovest del corpo centrale del castello e mentre la vallettaglia apriva gli scuri la Regina vide un’enorme berlina verde e gialla che attendeva davanti alle porte che davano sul giardino.

– Monsieur de Duras, vorreste farci partire con quel baraccone verde e giallo che è grosso come una balena? Giusto per non farci notare lungo la strada, immagino…
– Maestà, non ho trovato di meglio, temo.
– Ah, per carità!

Monsieur Philippe si avvicinò alla moglie, col labbro superiore leggermente arricciato in un’espressione di disgusto; indicava fuori della finestra con una mano pesantemente ingioiellata: tutta la sua fisionomia faceva pensare che avesse appena addentato a piene ganasce un limone ammuffito, se solo per uno spettro fosse possibile.

– Madame! Che cosa sono quelle due… cose?
– Ach, santen kakken! Maestà, ma voi riuscite a capire da che parte stare il dritten e il rofescio di fostro fratello e di fostra cognata? Era una desolata Liselotte che si rivolgeva al Re.
– Madame, in verità vi dico che fanno tutto sempre da soli e mi risparmiano la fatica; altrimenti non sarei in grado.
– E warum hanno al seguito eine botte su delle piccole gambe?
– Ehm… quello è mio fratello il Conte di Provenza…
– Oh, per tutte le frasche di Fontainebleau… sangue mio, come siete malmesso!

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