Che cosa sarebbe successo se la Contessa di Provenza si fosse lavata? Ep. 51

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Il sole splendeva alto nel cielo, fulgido e potente come se fosse stato revisionato a dovere per l’occasione. I suoi caldi raggi baciavano il piazzale antistante la Cattedrale Metropolitana di Nôtre-Dame de Reims, dove la gente andava affollandosi fin da prima dell’alba per assistere all’evento culminante di ogni regno, il più importante in senso sociale, in senso cerimoniale, in senso mistico e religioso, e soprattutto nel senso del lusso, dello sfarzo e dello splendore di quel meraviglioso baraccone sferragliante e dorato che è la monarchia.

Gli ordinatissimi suddetti raggi di sole insistevano particolarmente nel posare i loro bacetti su una lunghissima passatoia color rosso cardinale, nuance Pinot Nero Grand Echézeaux del Domaine de la Romanée-Conti anno 1759, che risaltava maggiormente sui tessuti violetti e azzurro cobalto ricamati d’oro che adornavano la chiesa perché in nessun cerimoniale, dall’epoca di Clodoveo in giù, si poteva trovare che fosse mai stata usato un colore simile per quel genere di eventi. Vi era un’altra cosa assolutamente inusitata, sul lato della piazza opposto alla chiesa era stato eretto un grande palco sopra il quale diversi striscioni con le parole “Qui”, “Que”, “Quoi” garrivano al vento; sul palco era state sistemati due divani e un’enorme poltrona. Davanti alla poltrona, al centro esatto del palco, si ergeva impavido un telescopio con un’aria da Rodomonte.  Sulla poltrona dietro il telescopio si spatasciava in tutta la sua opulenza Donna Sofia di Collegno, contessa di Savonera, nota ai più come Donna Sofia ‘a Smargiassa.

Agli angoli del palco quatto valletti in livrea color melanzana stavano in piedi davanti a delle grandi trombe di ottone poggiate su dei pali.

Donna Sofia si avvicinò al cannocchiale e scrutò a lungo l’interno della cattedrale, poi salutò la folla che si era radunata sotto il palco.

– Buongioooooooooooorno Reims! È la vostra amata Sofia che vi parla, in questa festosa domenica mattina. Saluto innanzi tutto i nostri pretonzoli che dalle sei del mattino hanno occupato il coro! Salutiamo anche Sua Eminenza l’Arcivescovo di Reims che è con loro, assieme al suo seguito di cardinali e pretoni di grossa stazza. Un augurio di buon risveglio anche ai nostri amanti delle vita comoda, che arrivano mezzora dopo: Monsieur, Monsieur il Conte d’Artois, Monsignori il Duca d’Orléans e di Chartres, e Monsignori il Principe di Condé e il Duca di Borbone!

Mano a mano che Sofia parlava i quattro valletti approfittavano delle sue pause per ripetere gridando le sue parole nei grandi portavoce d’ottone, in modo che potessero essere udite distintamente in tutti gli angoli della piazza. Due persone si fecero largo tra la folla, aiutate da due uomini della guardia svizzera che fecero loro largo fino al palco; la Smargiassa fece cenno perché li aiutassero a salire accanto a lei.

– Diamo il benvenuto anche ai miei ospiti d’onore, mademoiselle Rose Bertin e monsieur Léonard. Prego, amici miei, prendete pure posto sui divani.

– Grazie, mia cara. Ma ditemi, come mai noi siamo qui alle sei e mezza se tutto il corteo andrà a svegliare il Re solo tra mezzora? Non sarebbe stato più urbano farci arrivare a cerimonia iniziata? – chiese Léonard mentre si accomodava sul divano alla sinistra del palco.

– Non vi preoccupate, per il vostro sonnellino di bellezza bastano solo pochi secondi. Ora attendiamo che il corteo porti il Re alla cattedrale. Credete che Sua Maestà indosserà la veste tradizionale, mademoiselle? – chiese Sofia a Rose Bertin.

– Non mi parlate di quella cosa, D’ACCORDO! È orrendamente fuori moda, in uso dai tempi di Ugo Capeto e si vede, la sola cosa che perdono è che fatta di materiali preziosi, ma fa sembrare tutti grassi. E a me le persone grasse mi fanno schifo! D’ACCORDO?

– Rose, comare mia, trovo sicuramente discutibile la camiciola di quel colore rosso “polipo alla Luciana”, ma almeno la sopravveste in tela d’argento è socialmente presentabile. Però il cappellone nero con le piume fa tanto Zorro vestito a festa, e i diamanti potrebbero benissimo essere recuperati e rimontati in maniera più intrigante e moderna.

– Ah, che orrore! Forse suo nonno sarà stato bene conciato a quel modo, ma il nostro Re, per quanto sia un bravo ragazzo, ha la grazia e l’eleganza di una zucca chioggiotta in una gioielleria.

L’attenzione del trio si spostò sul gruppetto che arrivava a piedi con un cavallo bianco condotto a mano, magnificamente rivestito da una gualdrappa di stoffa d’argento. Il gran priore dell’abbazia di Saint-Rémy indossava una cappa d’oro, e portava la santa ampolla che la leggenda voleva consegnata dalla colomba dello Spirito Santo direttamente a Clodoveo; due araldi conducevano a piedi la cavalcatura, mentre quattro gentiluomini reggevano ciascuno un angolo di un baldacchino della stessa stoffa d’argento usata per il cavallo; ai quattro angoli cavalcavano quattro signori nominati dal Re come ostaggi della santa ampolla preceduti ognuno da un’insegna che portava le armi della casata di appartenenza e quella di Francia e di Navarra. Léonard era pensieroso:

– Scusate, ma secondo voi perché tutto questo dispiego di forze solo per portare la boccetta dell’olio santo?

– Guaglio’, non so voi, ma se io avessi in mano l’oggetto che rende possibile tutto ‘sto teatro e il giro di soldi che gli va dietro credete che lo darei via così a cuore allegro? – rispose allegra Donna Sofia. – Piuttosto, perché il disegno di quella stoffa d’argento mi sembra familiare?

– Perché l’avete vista anche voi, mia cara. Pensateci un po’, vi do tempo fino alla fine della cerimonia – rispose m.lle Bertin.

– Scusate, ma mentre noi parliamo il re ha già dato la spada di Carlo Magno al Conestabile, e dopo aver boccheggiato bocconi a fianco dell’arcivescovo si è rialzato. Adesso si inginocchia davanti al pretolone che si è seduto in poltrona. – Donna Sofia scrutava l’interno della cattedrale col cannocchiale. – Il pretolone adesso sta facendo la vinaigrette… che voglia mangiarsi il re?

– No, che orrore! Non vorrete mica che mangi qualcosa di così grasso, spero!

– Però sta ungendo il re in un sacco di posti, scommetto che lui non sapeva di averne così tanti. Ecco perché aveva tutti quei buchi sulla sottoveste. Sulla testa, tra le spalle, sul petto, su ciascuna delle spalle e nell’incavo di ogni gomito…

– Lasciate perdere i dettagli di macelleria, contessa. Proseguite il racconto. – disse Léonard.

– Ora gli sistemano i buchi. Che chic, sono lacci d’oro quelli? E adesso lo vestono. Devono aver paura che prenda freddo, gli stanno mettendo due tuniche e il mantellone con la pelliccia… ma è una mania, questa di stare in ginocchio davanti all’arcivescovo, uno potrebbe anche pensare male, eh? E adesso gli unge pure le mani. Non è che stanno cercando di dirci qualcosa? Gli sta dando anche un anello!

– Contessa, a cuccia – ammonì Rose Bertin.

– Ma su, sarebbe carino, così davanti a tutti. Viviamo in tempi moderni, svecchiamoci un po’. Dico male, cara Rose? Ecco, non so se la regina gradirebbe, ma chi vivrà vedrà. – Donna Sofia era ilare, lei aveva ripetuto quella scena con un sacco di comprimari diversi.

Nel frattempo il guardasigilli, al posto del cancelliere, aveva chiamato i dodici pari uno per uno alla bisogna, e quando l’arcivescovo posò la corona di Carlo Magno sulla testa di Luigi XVI tutti si avvicinarono per reggergliela con una mano.

– Uh, povera… la regina si sente male. Vi avevo detto, Rose, che non avrebbe gradito molto… ma attenzione, attenzione… accompagnato da un volo di uccelli il re esce sul sagrato.

La folla entusiasta accolse Luigi XVI in maniera più che calda, con amore ed entusiasmo. Tutti piangevano, tutti gridavano, tutti sparavano mortaretti come a Piedigrotta. La città era piena di archi di trionfo, di divise, di emblemi, di colori e di gente urlante di gioia. C’erano perfino 2400 scrofoluti che aspettavano la palpatina reale, di quelle che una volta erano un rimedio sicuro e che adesso, con i tempi di svalutazione correnti, forse sarebbero potute magari servire a qualcosa.

Il corteo reale si mosse verso il palazzo del Tau per il banchetto, e la folla cominciò a sciamare per tutta Reims. Donna Sofia, Léonard e m.lle Bertin stavano lasciando il palco, quando Sofia schioccò le dita e girandosi verso Rose le chiese:

– Scusate, ma non mi avete ancora detto la soluzione del mistero. Perché dovrei conoscere la stoffa del baldacchino?

– Contessa, c’eravate anche voi quando abbiamo rifatto il guardaroba a Madame, no? Non mi direte che avete dimenticato la sottogonna che le abbiamo sequestrato!

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