Cenerentola, di Kenneth Branagh

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Qui si narra la vita di una paffuta bimba di nome Ella. Ella Cinder, probabilmente: dev’essere una mania americana chiamarla così. Capiamo che la fantolina non ha tutte le fascine al coperto fin dalla prima scena, in cui Ella stacca una nuvola dal cielo per donarla alla mamma che le sta impartendo degli insegnamenti essenziali per l’educazione di una sciuretta bene: in realtà le regala un pezzo di fluff assorbente del pannolino, per fortuna era ancora pulito. La piccina è svampita e bionda come la mamma. Il babbo invece commercia in stoffe: dev’essere un gran pidocchio perché indossa gli stessi pantaloni a quadrettoni in quasi tutte le sue scene sull’arco di una quindicina d’anni, o forse non ha tempo di cambiarsi perché è sempre in viaggio per affari. Del resto, deve mantenere nel lusso una moglie bionda dentro e fuori e una bimba con abbozzi di disturbi bipolari che parla con le oche e le pantegane; Ella ha solo una cosa buona, è tanto educata e gentile, ma dev’essere anche feticista perché indossa per quasi tutto il film le stesse ballerine azzurre, che nell’arco di vent’anni saranno anche diventate piccole e scalcagnate, ma lei sembra non badarci. A ben pensarci per scimmiottare un ballo col padre Ella non fa altro che salirgli sui piedi e far fare tutta la fatica a lui… forse è davvero strana, la bambina.

Com’è come non è, mamma si ammala e muore (ti credo, la figlia le avrà passato qualche streptococco allevato tra le dita dei piedi), ma morendo raccomanda a Ella di essere sempre gentile con tutti, speranzosa e sciuretta: grazie ma’, già sono scema di mio e se dovessi essere anche stronza non mi si filerebbero più neanche le pantegane. Dopo un po’ papà si sente solo, la natura chiama, e lui è un uomo troppo dabbene per infastidire le sguattere o le galline, e siccome i numeri con la figlia sui piedi potranno essere anche divertenti ma non ti possono riempire la vita decide di cercarsi una nuova moglie. La seconda signora Cinder, insomma. Non sa come dirlo ad Ella, quindi aspetta di essere sull’orlo del patatrac con una vedova bi-figliata per intavolare il discorso con la sua, di figlia. Per farlo prende un giro talmente largo da far impallidire quello della sonda spaziale Cassini quando ha usato la gravità di Giove come effetto fionda per muoversi verso Saturno, ma è fortunato: la figlia applica alla lettera gli insegnamenti materni e gli dà la benedizione preventiva ancora prima che lui finisca la domanda. Del resto, per aspettare lui Ella avrebbe avuto tempo di far domanda di prepensionamento, e babbuzzo è talmente sollevato che gli si taglia e staglia sul viso un sorriso da un orecchio all’altro che neanche Jack Nicholson riuscì a sfoggiare quando interpretò il Joker.

Arrivano le nuove tre inquiline di Villa Cenerella: che figata, papà ha sposato Gloria Swanson e le sue figlie sembrano Cip e Ciop vestiti dalla badante di Roberto Cavalli; per gli elettroencefalogrammi rivolgersi alle amiche pantegane di Ella. Gloria Swanson ha un signor guardaroba, un tantino troppo caricato ma di certo pieno di stile: è palese che non possa avere alcun gene in comune con Citr-Ella e suo padre. Babbo parte per l’ennesimo viaggio, chiedendo a ogni ragazza di casa che cosa voglia in dono al ritorno. Cip e Ciop vogliono profumi e balocchi, Ella chiede uno stecco di legno: il primo che sfiorerai, papà. Così ti toccherà tenerlo in mano fin quando non sarai a casa, e ti romperà i maroni proprio come potrei fare io se fossi con te.

Manco a dirlo, la biondina semina sfiga quasi come Candy Candy o Jessica Fletcher: papà muore in viaggio, e a casa torna solo lo stecco. In via di austerità Gloria Swanson licenzia la servitù in toto, tanto ha la svampita per lucidare gli argenti di casa col sangue; sa di poterselo permettere perché è così ebete da essere riuscita a farsi relegare in soffitta sulla base della propria idea di cedere la sua stanza alle sorellastre. Qui c’è un messaggio non verbale: occhio a quello che chiedi perché potrebbero anche dartelo, ma soprattutto occhio a quello che offri perché potrebbero anche prenderselo.

Ella si sfoga cavalcando nel bosco in groppa ad un bel cavallo, a pelo e a cavalcioni: nessuno le ha spiegato che non è fine mostrare biolche e biolche di coscia agli astanti, né che se continui a girare per vent’anni con lo stesso vestito anche la puzza del sudore di cavallo rifiuterà di attaccarcisi. Perfino un enorme cervo che le si para davanti nella foresta per poco non fa uno s-ciopone in piena regola; lei però non è sant’Uberto e cerca di parlargli perché è furba, e ha capito che un nugolo di gente armata nel bosco non sta raccogliendo mirtilli, quindi decide di distrarre i cacciatori e si mette a eseguire dei numeri di alta scuola sul cavallo, come m.me de Pompadour che attraversava felice la strada a Luigi XV quando cacciava nella foresta di Sénart. A qualcosa serve, attira l’attenzione di Robb Stark che è scappato qui dopo avere fatto la fine del topo nella serie TV Il Trono di Spade. Lei non sa chi sia perché la televisione non è mai stata inventata. Colpo di fulmine, era ora perché siamo già a metà film.

O papà, papà, papà,
o papà, papà, papà,
sai perché mi batte il corazon?
ho visto una biondina,
che pare assai cretina,
o papà, enamorado son.

Senza GPS, senza cellulari, senza CSI Miami come fare a trovare una sconosciuta? Ma certo, diamo una festa! E invitiamo anche le serve, tanto per non farci mancare nulla.

Gloria Swanson vuole essere sicura che Ella non abbia l’ardire di presentarsi al ballo quindi le strappa l’abito usato della defunta mamma, mentre lei esce di casa vestita da antico trojone di lusso con Cip e Ciop bardate come uova di Pasqua di Fabergé. La gggiovine si rifugia a piagnucolare nell’orto, invocando la mamma su un cespuglio di rose, in omaggio forse ad un’altra versione della fiaba; come per caso Ella nota a sedere su una panca una vecchina simpatica e svalvolata che le chiede del latte o una crosta di pane. Boia, va bene che è un film Disney ma non sei nella dispensa di Paperone, nonnina.

To’, ciapa su ‘sto latte e ciuccia… ooops, mi sa che non era latte perché stai ringiovanendo. Che fosse Oil of Olaz? No, non credo perché sembri Bellatrix Lestrange appena uscita dall’estetista di Antonella Clerici, indossi perfino uno dei suoi abiti a meringa.

Cretina, sono la tua Fatta Madrina! Vedrai! Per aiutarti ho sacrificato una mia intera piantagione. No, non quella buona, ho fatto fuori quella di canna da zucchero per caramellarlo tutto e ridurlo in autobotti di piccoli cristalli colorati. Non credere che io sia una fata cazzona solo perché ai cavalli restano le orecchie da pantegana, ai valletti rettiliani le code da lucertola e l’incantesimo finisce a mezzanotte secca: quello è l’effetto dell’altra mia piantagione.

Contando che tra qui e il castello c’è un’ora e mezza di strada ed è già notte direi che arrivo al ballo, faccio pipì e torno a casa. Grazie, Madrina: è la più bella sera della mia vita. Anche perché sarà l’unica. Mi sa che sei anche più feticista di me, o sei solo una calzolaia di Murano… non so ma non importa; mi ficco dentro questa gigantesca saliera Luigi XV che mi hai appena regalato e parto. Minkia, se sei andata giù pesante con lo stucco e le dorature.

Ella arriva al ballo in ritardo, ma non possiamo pretendere grandi prestazioni da dei topi imbottiti di steroidi; usare il cavallo di Ella, quello vero, forse sarebbe stato più intelligente, ma si sa benissimo che l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria emise un editto sulla limitazione della pompa, per cui la Nostra fila a palazzo con un semplice tiro a quattro, rispettosa dell’etichetta di Corte.

Robb è disperato, oramai gli ha sfilato davanti tutto il catalogo possibile e immaginabile del gineceo paesano e niente, non si vede anima viva: la sua bella sconosciuta della foresta latita… e pensare che si era fatto dare dal suo capitano il gomitolo di calzini per imbottire la patta; lungo l’arco del film capiamo che di solito lo usa il capitano, ma nelle occasioni ufficiali l’erede al trono di Strafantonia non può presentarsi piallato come se fosse Ken il moroso della Barbie. Finalmente la bionda arriva, nel suo magnifico abito meringa azzurro croccante, però la Fatta Madrina non le ha materializzato anche un invito -per bando pubblico una grida aveva invitato tutte le donne al ballo, ma non si sa come mai tutte le invitate avevano il loro bravo cartoncino-, per cui Ella cerca di passare inosservata e invece finisce per infilarsi nella loggia reale a benedire il popolo Urbi et Orbi. Miracolo, scorge Mr. Foresta e si eccita come un fringuello a primavera; Robb la vede e pianta in asso la moretta cui il padre e il suo segretario l’hanno destinato per correre dietro al fringuello svampito: dimostra così che dall’essere morto in un bagno di sangue alle Nozze Rosse ne Il trono di Spade non ha imparato nulla, e grazie ad un lampo d’intuito capiamo che le sole cose a dargli il carisma del sovrano quella volta lì erano una mamma in grado di uccidere delle vipere con un’occhiata a cento passi di distanza abbinata a delle belle pellicce: qui non ha né una né le altre, e deve affidarsi al gomitolo della benedetta Calzedonia; Robb è un pidocchioso o un imbelle: stipulare un contratto con la merciaia sotto casa per avere un gomitolo proprio in cambio della dicitura “Fornitrice della Real Casa” non gli sfiora nemmeno l’abbozzo dell’encefalo; no, lui requisisce manu militari il gomitolo del suo migliore amico (migliore… unico, semmai) al quale invece donava un sacco quando lo usava.

Ella sembra anche avere imparato a ballare, forse è un effetto collaterale della magia della Fatta Madrina, ma a fare pena ci pensa Mr. Foresta che si muove come un palo di salice, tanto che preferisce portare la svampita a fare un tour promozionale della monarchia attraverso le sale del castello, prima di portarla in camporella. Favoloso! Nella stanza dei ritratti hai di tutto: Poussin, Boucher, Rigaud, c’è perfino un ritratto della marchesa de Pompadour fatto da Boucher… sì, sono tutte copie cinesi perché il regno di Strafantonia è pitocco, ma visto chi è quella che Robb vorrebbe veder seduta sul trono va bene tutto. Alla pinacoteca mancherebbe Fragonard, ma solo perché ne faremo un tableau vivant cacciando la gonna meringoscopica col suo contenuto sull’altalena: lei riuscirà a perdere un tacco dodici di Murano, e lui scopre la beatitudine del feticismo del piede, oppure capisce di aver sempre desiderato delle scarpine del genere e non aver mai osato chiederle. Scusa, ciccio, ma la scarpa mi serve: i Due Mori a San Marco stanno battendo mezzanotte e la scorta di lustrini al caramello si sta esaurendo! Rapida successione di eventi: lei scappa come se fosse inseguita dai mastini dell’inferno, il segretario del re cerca di prenderla perché la moretta spagnola piantata in asso ad inizio ballo lo paga profumatamente, Robb si accontenta di tenersi il tacco dodici che la svampa perde sulle scale mentre Ella, cercando di percorrere in venti secondi il tragitto di un’ora e mezza, perde dapprima i valletti rettiliani, poi le tope transgeniche e il cocchiere e per finire la cucurbita dorata implode con lei dentro: per fortuna l’oca ha ancora il tricorno in testa (unico brandello di magia rimasto intatto oltre all’altra tacco dodici: si vede che funziona solo sui vestiti ma non sugli accessori, la prossima volta ricordarsene e chiedere più gioielli) perché comincia anche a piovere, e la svampa torna a casa a piedi con gli amichetti in braccio dentro la scarpa avanzata. E ride, la svampa. Ride. Non si sa se sia in piena crisi isterica o se sia perché anche tornando a casa scalza, col bestiolame in mano e bagnata fradicia ha fatto in ogni caso prima di Gloria Swanson, Cip e Ciop che hanno fatto la strada in una carrozza vera. Oh, intendiamoci: Gloria Swanson non è scema, sa benissimo che Cip e Ciop sono due ciabatte spaiate che nessuno calzerà mai neanche sotto tortura, e non crede neanche per un secondo alla fiaba della svampa che racconta di essere bagnata perché ha provato la sua versione dell’assolo di Gene Kelly in Singng in the Rain.

Gloria Swanson compie una rapida valutazione dei fatti, e ci mette meno tempo lei a trovare la tacco dodici che Ella ha imboscato in soffitta che il correttore ortografico di word a segnalati come sbagliata una parola giusta. Cerca di imporsi alla figliastra (Ciccia, tu lo trombi e io governo), ma la svampa non coglie le infinite opportunità implicite nella proposta e preferisce affidarsi alla fortuna; Gloria manda in frantumi i suoi sogni scassando la muranella sullo stipite della porta, poi fila a palazzo a pomiciare col Granduca segretario: Nino, ho messo in gabbia la svampa, tu accasami e soprattutto accasa Cip e Ciop e potrai far sposare Robb con la moretta e gestire tutta la baracca; pensa, il mio piano è così perfetto che non serve nemmeno che te la dia perché funzioni.

Il Granduca ci sta, e per togliere a Robb ogni sospetto su una sua eventuale connivenza con chicchessia lo asseconda nel suo grande progetto “Sex and the city”: andare in giro per tutto il regno con la tacco dodici superstite per provarla ad ogni singola donna di sesso femminile. Quelle di sesso maschile sono escluse, o Robb comincerebbe ad avere difficoltà a gestire i prestiti del gomitolo di calzini; a tale scopo il capitano sorveglia la cerca perché non si fida del Granduca, che a ben vederlo è piallato come Big Jim anche lui. Nel frattempo il re è morto e Robb è salito sul trono, per cui adesso può fare quello che vuole ma nessuno si accorge di nulla.

Gira che ti rigira, dopo non si sa quanto tempo, il Granduca arriva alla ex casa di Ella: ex perché è da mo’ che Gloria Swanson gliel’ha soffiata relegando lei in fondo alle latrine. Cip e Ciop provano la muranella diverse volte, con contorsionismi vari, spinte anche connivenza del segretario maneggione, ma c’è poco da fare e se uno nasce con quarantatré pianta larga di sicuro non muore con un trentasei da bambina. Cip e Ciop dovevano anche averlo capito da sole, perché dopo il ballo hanno smesso di vestirsi con la carta da parati optando per delle cosine più semplici come dei twin-set in puro stile Carla Gozzi. Ella in soffitta non sa come ammazzare il tempo e canta: bella forza, siamo in un film Disney, dovevano pure dar da lavorare alla sfiatata di turno, Emma Do-maroni o Alessandra Sbrodoso che sia. Trenta metri sotto, al pianterreno, il capitano del gomitolo sente squittire e comincia a far domande imbarazzanti: c’è qualche altra femmina in giro? Sicuro, ho una gallina nel pollaio, asserisce seria Gloria Swanson sbattendogli la porta sul muso.

Le pantegane capiscono che Ella è troppo cretina per essere vera e decidono di agire da sole: si appendono allo scrocco della finestra per farla aprire, per fortuna ce n’è una obesa o saremmo ancora lì con la scarpa che vaga per Strafantonia in eterno, accompagnata dagli spettri della guarnigione. Lei non se ne accorge, e continua il suo show. Uno dei soldati si toglie la sciarpa: è Robb che ha capito che quel pigolìo è la svampa e non radio Birikina. Signori, la festa è finita.

Finale carico di aspettative, tutti non vediamo l’ora di sapere che la neo regina Ella ha ripagato Gloria Swanson e Cip e Ciop pisciando loro nella minestra, e invece no. Non ci viene dato nemmeno di sapere che fine fanno; però possiamo godere della festa per le nozze reali, in pieni inverno e sotto la neve, con tutto il palazzo reale di Strafantonia stracarico di rose.

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